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Prevert, un poeta popolare
post pubblicato in Cultura, il 1 giugno 2005

Prevert, un poeta popolare

di Gian Domenico Giagni


I critici più attenti,  hanno affrontato, a tempo debito, il caso Prévert, e, dopo averlo analizzato acutamente, hanno stampato i loro salomonici giudizi  un fenomeno casuale, anche se di sana marca intellettualistica, ben lontano dalle rivoluzioni di un Valéry, o di un Reverdy, e chiaramente inferiore e meno coraggioso degli Apollinaire e degli tluard, di cui è discepolo per sangue e per interessi. E quindi è comprensibile in quale clima di sospetto venga a trovarsi la prima pubblicazione italiana dedicata a questo poeta francese contemporaneo. La critica, in genere, è stata discorde sull'opera di Prévert, soprattutto nel nostro paese. L'antiletterarietà ha agito come incentivo (e Prévert, in verità, era cresciuto e s'era nutrito alle fonti tradizionali più vive, che in fondo sono rivoluzionarie, della letteratura francese); a questa ingiusta menomazione s'era venuto ad aggiungere il rapido e facile successo popolare che, come si sa, è cattivo e deleterio alleato nel mondo delle lettere. Nato nell'alcova del surrealismo, amato e ripudiato per la sua innocente sincerità, temuto per la sua polemica anarcoide, glorificato per le sue esperienze di arte complementare (si legga: cinematografo), distratto e distruttore delle alchimie poetiche dei nostri giorni, Prévert ha vinto la sua battaglia proprio con le armi dei suoi avversari. Quando, nel 1946, apparve la sua prima raccolta di poesie, la più celebre (Paroles), si gridò al miracolo. E non da parte della letteratura engagée che già era al corrente della poesia di Prévert per averla letta sottomano o in diverse occasioni tra le pagine delle riviste letterarie sin dal 1930; il miracolo aveva altre radici: questo brettone, uomo scontroso e amabilissimo nello stesso tempo, servendosi degli ingredienti dei suoi immediati predecessori e filtrandoli attraverso la sua natura tutta particolare, apriva il capitolo di una poesia "nuova " che accomunava (e non per una comunanza di voce o di moduli letterari) Michaux, Ponge e René Char. Si è detto, da qualche parte, che questa rivoluzione poetica, e soprattutto quella prevertiana, fu tutta esterna, marginale. Forse perché di facile accesso? O per aver tradito la limpidezza di un discorso accademico e tradizionale con un ritorno alla poesia orale, una poesia "da dirsi" più che "da scriversi," di cui la Francia ha sempre vantato esempi validissimi? Questo potrebbe far pensare ad una "avventatezza" di Prévert, ad una superficialità nelle sue composizioni. Ma in Prévert l'elaborazione, crediamo, si intuisce anche nelle composizioni che a prima vista possono apparire dei giochi di facile struttura e di sicuro risultato, e qui è più che naturale che tornino alla mente alcune pagine dei surrealisti. Prévert si affida alle parole (e le parole al suo umore) con studiata audacia; l'impiego di una sostituzione verbale. - una specie di scrittura meccanica di surrealistica memoria - che porta ad accostamenti brutali, polemici, blasfemi, è più saggio di quanto possa apparire.

Un membre de la prostate avee une hypertrophie de l'Académie frangaise 
Un gros cheval in partibus avec un grand évéque de cirque 
Un contróleur à la croix de bois avee un petit chanteur d'autobus 
Un chirurgien terrible avec un enfant dentiste 
Et le général des huitres avec un ouvreur de Jé- suites

(Un membro della prostata con una ipertrofia dell'Accademia fran cese 
Un robusto cavallo in partibus con un vescovo da circo 
Un controllore dalla voce bianca con un piccolo cantore d'autobus
Un chirurgo terribile con un bambine dentista 
E il generale delle ostriche con un apritore di Gesuiti.)

L'enumerazione minuta di oggetti e personaggi nel classico Inventaire va al di là della semplice banalità apparente, costruito così com'è di ritmi, di sospensioni, di ragionamenti non affrettati e futili, di una alternanza di elementi tra i più disparati, ma fissati tra di loro da un esame di coscienza e di partecipazione, dall'osservazione attenta del mondo che ci circonda: 

Une pierre 
deux niaisons 
trois ruines 
quatre fossoyeurs 
un jardin 
des fleurs 

un raton laveur 

une douzaine d'huitres un citron un pain 
un rayon de soleil 
une lame de fond 
six musiciens 
une porte avec son paillasson 
un monsieur décoré de la légion d'honneur 
un autre raton laveur,
un sculpteur qui sculpte des Napoléon
la fleur qu'on appelle souci...'


(Una pietra 
due case 
tre ruderi 
quattro becchini 
un giardino 
fiori 
un orso lavatore 
una dozzina di ostriche un limone un panino 
un raggio di sole 
un'onda di fondo 
sei musicisti i una porta col suo stoino 
un signore decorato con la legion d'onore 
un altro orso lavatore 
uno scultore che scolpisce napolconi 
il fìore che viene detto il girasole)

Una composizione di inventario, una enumerazione di oggetti fuori d'ogni metafora, ma puliti, semplici, veri, allineati un dopo l'altro, affidati soltanto al ritmo che agisce sul lettore come può agire il montaggio cinematografico nell'occhio dello spettatore. E, non si dimentichi che Prévert è stato uno dei più famosi sceneggiatori del glorioso cinema francese d'anteguerra. " La trasfigurazione - ha scritto Picon - interviene non nell'immagine isolata di cui la realtà apparente non è alterata, ma nella sequenza delle immagini... La poesia è nell'andamento, nell'atto di passare da un'immagine ad un'altra, da un oggetto ad un altro oggetto. E' il mondo ordinario ma agitato da un movimento trasfìguratore... " E in questa scrittura che parrebbe meccanica - e in un certo senso lo è - l'abilità dello scrittore è proprio nel trascinare furbescamente l'occhio del lettore ad immagini precise, e ad imporre una sola immagine su tutte, a distruggerla, proponendone al- tre, secondo gli umori e gli interessi dei poeta, sempre seguendo il gioco attento di illuminazioni improvvise e di distruzioni volute. Esattamente nella stessa misura con la quale si giunge ad imporre a milioni di uomini le azioni e le convenzioni psicologiche di uno spettacolo cinematografico. La poesia di Prévert è sempre partita da un appiglio polemico. Una lotta ad oltranza al conformismo più deleterio. 

Nous avons tout mélangé 
c'est un fait  
Nous avons profité du iour de la Pentecôte pour accrocher les oeuls de Pâques de la Saint-Barthélemy dans l'arbre de Noël du Quatorze Juillet 
Cela a fait mauvais effet..
.

(Noi abbiamo mischiato tutto 
si, è vero 
Noi abbiamo approfittato del giorno della Pentecoste per attaccare le uova di Pasqua della notte di San Bartolomeo all'albero di Natale del Quattordici Luglio 
Questo ha fatto una cattiva impressione)

Con una natura così ben disposta alla rivolta non si poteva attendere da un poeta come Prévert un ossequioso rispetto alle formule tradizionali, per cui la satira violenta scaturisce nelle sue composizioni più impegnate, in quelle cioè dove il sentimentalismo è assente, oppure se c'è, rimane quale elemento calibratore. " Il dit non avec la téte Mais il dit oui avee le coeur... " Questa la missione del poeta: " L'uomo è destinato alla gioia, ma egli ha contro questa fede una congiura permanente: sta al poeta denunciarla." Per denunciarla quali parole usare, a chi rivolgersi? Ed è evidente che Prévert ricorre al mezzo più valido, all'uso del linguaggio popolare, alla parola che deve essere detta, parlata, non ancora una volta mortificata dai "compromessi" di stile. Da qui l'accessibilità di Prévert che è sembrata faciloneria o abile ricorso a moduli semplicistici che nulla hanno a che fare con la letteratura. Eppure la sua elaborazione sul linguaggio popolare è faticosa, come sono stati faticosi per altri poeti gli esercizi di stile sull'alessandrino. Abbiamo già detto che Prévert fa agire le sue parole con il suo umore, ed è naturale quindi che questa parola assuma di volta in volta, secondo le occasioni, la forza della -violenza, del rimpianto, dell'ironia, della tenerezza, della vendetta, dell'amore, di tutte quelle manifestazioni insomma a cui l'uomo semplice, l'uomo della strada, dedica la propria vita. Vedeva giusto Marcel Raymond quando affermava: 'Satira e negazione restano più libere, meno massicce e più ironiche in Jacques Prévert. Poeta troppo  

Poeta troppo raro. Vorremmo opporre al nichilismo e all'aggressività, più che mai virulenta in Aragon o Benjamin Péret, i canti della speranza, dell'utopia sociale, del sogno o della semplice effusione in Prévert... " Quale migliore assistenza dunque se non quella del linguaggio da strada, del gioco dei sentimenti dell'uomo semplice, dell'umanità umiliata? Prévert si mette dalla parte di questo linguaggio e di questi sentimenti e, attraverso il suo dono naturale di invenzione, costruisce i suoi contes, le sue narrazioni per i discredati, per coloro che attendono e che mai hanno smesso di attendere.

 Queste narrazioni, queste lievi o pesanti histoires vengono formulate dal poeta attraverso un preciso gioco di parole, a volte troppo facili e banali, a volte strambe o coltissime, oppure attraverso un'improvvisazione subitanea e impreveduta e 'attraverso il cedimento all'humour che fa di Prévert uno dei poeti più divertenti di questi ultimi tempi: 

Tout ieune Napoléon était très maigre 
et oflìcier d'artillerie 
plus tard il devint empercur 
alors il prit du ventre et beaucoup de pays 
et le lour où il mourut il avait encore 
du ventre 
mais il était devenu plus petit. 

(Ancor giovane Napoleone era molto magro 
e ufficiale d'artiglieria 
più tardi divenne imperatore 
allora acquistò pancia e molti paesi 
e il giorno che morì egli aveva ancora 
la pancia 
ma era diventato più piccolo.)

Come vedete Prévert, anche nel divertissement, ha la sua polemica da far valere, e spesso con la cocciutaggine propria dell'uomo della strada, anche a scapito del risultato poetico e della obiettività. Ed è un vizio, com'è stato notato da qualche parte, di quei poeti francesi rivoluzionari che, partendo lancia in resta contro la società e saziandosi del loro atto di ribellione, orientano in un certo  modo o addirittura smarriscono il senso della vita e della poesia. Del resto la natura stessa di Prévert, e l'abbiamo già detto prima, non accetta compromessi letterari, come il clochard non accetta compromessi sulla sua professione di clochard. Prévert in più conosce troppo bene lo stato in cui versa l'uomo moderno, l'uomo dell'ultimo dopoguerra, l'uomo per cui canta, ed è al corrente degli intrighi letterari, per ammainare bandiera. Lo sdegno è una sua reazione naturale, le antipatie e le simpatie sono immediate, istintive. "E' per questo - scrive Léon-Gabriel Gros - che Prévert non fa la parte del profeta, egli sa che la promessa di un mondo migliore va letta nella realtà quotidiana, che essa non è frutto di un sogno, ma al contrario, di una presa di coscienza. Egli è il poeta della sensibilità ferita, del sentinentalismo beffato degli uomini della strada, sensibilità e sentimentalismo che soffrono di non poter manifestarsi, ma che non si manifesterebbero impunemente nel mondo attuale."

 ...,Enfants trop tôt grandis et si vite en allés 
qui dormez auiourd'hui de retour au pays 
le vìsage dans la terre 
et les bombes incendiaires labourant vos rizièresl 

(Ragazzi troppo presto cresciuti e così rapidamente morti 
che tornati al paese oggi dormite 
col volto nella terra 
mentre le bombe incendiarie arano le vostre risaie.)

La 'rivolta' prevertiana cade spesso in una formula di anarchia che fa gridare allo scandalo. L'anarchia di Prévert non ha limiti: sconfina imperturbabilmente nel regno della bestemmia e dell'ingiuria, dell'accusa spietata e dell'insofferenza. E' la voce del cittadino che protesta, non nel senso qualunquistico, fìltrata attraverso l'intelligenza e la cultura. E quindi i temi sono i soliti: la collera istintiva contro chi comanda e fa le leggi, contro i finti cultori della morale, contro chi ama e sollecita le guerre. contro chi impone una particolare 'salvazione' di anime,  contro la società corrotta, contro gli accademici e i generali, contro chi giudica e contro chi si diverte a distruggere le virtù degli uomini. Un bell'impegno, in verità, per un uomo del nostro tempo, e un impegno pericoloso ai nostri giorni in cui da ogni parte nascono accusatori, moralisti, castigatori, fustigatori.

Je n'ai jamais écrit le mot 'haine'. Qui è la chiave, è stato detto, della virtù e del successo di questo poeta contemporaneo. La parola 'odio' non fa parte del vocabolario dì Prévert (non sappiamo se per civetteria), e avrebbe potuto ben servirsene, quando alle sue spalle l'elegiaco Eluard, maestro di rettitudine morale, aveva scritto: 

C'est entendu le hais le règne des bourgeois 
Le règne des flics et des prétres 
Mais le hais plus eneore l'homme qui ne le hait pas 
Comme moi 
De toutes ses forces...' 

(Sia chiaro io odio il mondo dei borghesi 
Il mondo degli sbirri e dei preti 
Ma ancor di più odio l'uomo che non lo odia
Come me 
con tutte le sue forze)

Ma a Prévert non interessa la parola "haine," forse soltanto lessicalmente, interessa comunque mettersi al fianco di coloro che protestano e raccontar loro favole nelle quali si riconoscono, histoires divertenti e scottanti. " La sua costante preoccupazione non è dì essere divertente ma di denunciare, demolire, e non solo la convenzione sociale, ma la convenzione mentale religiosa e culturale su cui riposa la prima. 

Un pied sur la rive droite, un pied sur la rive gauche 
et le troisième au derrière des imbéciles.

(Un piede sulla sponda destra, un piede sulla sponda sinistra 
e il terzo nel deretano degli imbecilli.)

E poi c'è la faccia più nota di Prévert, quella di chi ha parlato di giardini pensili " mentre gli altri erano già  sulle fortezze volanti, del fanciullo che imparò a vivere come si sogna, il cantore dell'amore giovanile, il Prévert che ha agito sulle corde sentimentali dell'uomo o del giovane usciti distrutti o barcollanti dalla seconda guerra mondiale. Ed è il poeta più facile ad intendersi e, nello stesso tempo, a condannare. Ad intendersi perché anche l'uomo più umile si sente partecipe alla vicenda narrata-, a condannare perché spesso l'uomo Prévert dimentica il poeta Prévert, cedendo a forme di narcisismo e a squilibri ingiustificabili in un letterato attento come lui. Ed è - crediamo - una conseguenza (benigna o maligna, non ha importanza) del mestiere di autore cinematografico. mestiere che richiede una esatta conoscenza delle esigenze sentimentali dell'uomo della platea. Sembra un compromesso. Prévert lo ha sempre saputo e ha calcolato i rischi e i pericoli, ma non è corso mai ai ripari. Ricorrervi sarebbe stata la sua condanna, sarebbe caduto immancabilmente negli errori che aveva sempre denunciato e messo alla gogna. Avrebbe tradito se stesso e gli amici per i quali si batteva. 

Il dit non avee la tête 
mais il dit oui avec le coeur... 

(Dice no con la testa 
ma dice sí con il cuore...)

I personaggi dei suoi racconti che trovavano naturali e sacrosante le accuse alla società, avevano una loro vita, i loro moti del cuore, le debolezze dei sentimenti più comuni; ed era ingiusto, o meglio imperdonabile, che il loro cantore non li illustrasse. E Prévert l'ha fatto, con l'impeto e la tenerezza del fratello, del compagno di sventura, dell'umiliato e offeso. Nasce così la carta topografica di una Parigi prevertiana, e nasce una galleria di personaggi raccattati a Rue de Seine, sulle panchine delle Tuileries, nei bistrò, nelle sorde  pensioni di Clichy, nelle sorde stanze della ceinture, a Place du Carrousel, sui lungosenna, a Rue de Rivoli, a Rue de Bouci, là dove la miseria e l'amore sono pane quotidiano, e la rivolta è il più sincero e affettuoso omaggio alla vìta. E non sono certamente personaggi calati nell'ultimo stadio dell'inferno sociale, gli anonimi. 

... Ceux qui cerèvent d'ennui le dimanche après-midi 
Parce qu'ils voient venir le lundi 
Et le mardi, et le inereredi, et le icude, et le vendredi 
Et le samedi 
Et le dimanche aprè-midi 

Il coloro che muoiono di noia il pomeriggio della domenica 
Perché vedono venire il lunedì 
E, il martedì, e il mercoledì e il giovedì, e il venerdì 
E il sabato 
E il pomeriggio della domenica ' 

I personaggi prevertiani non saranno mai anonimi; ognuno ha il suo giovane figlio da piangere, il suo amore da ritrovare o da rinnegare, la sua bella bestemmia la mattina della domenica, il suo insulto nel cuore della notte, il problema da risolvere entro la sera, la sua risata volgare sul volto di chi comanda, le parole d'amore da sussurrare contro le porte della notte, un ricordo da illuminare guardando scorrere la Senna, e soprattutto una speranza da guadagnare a dispetto della saggezza, dell'indolenza e del sentimentalismo corrotto della borghesia 

Personne ne regarde plus le soleil 
Les hommes sont devenus ce qu'ils sont devenus 
Des hommes intelligents... 
Une fleur cancéreuse, tubéreuse et méticuleuse à leur boutonnière 
Ils se promènent en regardant par terre 
Et ils pensent... ils pensent... ils n'arrêtent pas de penser .. 

 

(Nessuno guarda più il sole 
Gli uomini son diventati quelli che sono 
Uomini inteUigenti... 
Con un fiore canceroso, tuberoso e meticoloso all'occhiello 
Essi camminano guardando per terra 
E pensano... pensano... non la smettono di pensare...)

Anche questo è un modo come un altro di fare la retorica, di essere demagogici. t il rischio sul quale spesso cammina l'antiretore e l'antidemagogo Prévert. Ma a suo conforto viene l'amore per il canto, la semplicità con la quale affronta argomenti di vita quotidiana. 

E' proprio per questa sua disposizione al canto che vien facile pensare al Prévert autore di parole per canzoni. Le sue tranches de vie offrono il lato all'interpretazione musicale per una ragione molto semplice: conservano un disegno che non si dissesta dal disegno tradizionale della chanson di pretta marca francese. A questo s'aggiunge l'osservazione acuta dell'anima popolare. Il cadere tra le braccia degli chansonniers in Francia non suscita scandalo, se si pensa che nei tabarins e nelle strade parigine hanno raccolto consensi. Le Dormeur du Val di Rimbaud, Le Pont Mirabeau e Les saltimbanques di Apollinaire, Si tu t'imagines di Queneau. E' una tradizione che va rispettata. Ma una cosa è certa: per giungere all'orecchio del popolo vi sono mezzi, da molti ritenuti ambigui, che vanno presi in considerazione, sempre però che l'onestà da parte di chi se ne serve sia intatta.

 Sono trascorsi circa trent'anni dal giorno in cui apparve il celebre -Diner de têtes sulla rivista " Commerce " e, caso strano, un poeta così ribelle, dopo aver assunto il ruolo di accusatore senza scrupoli, con la lingua puntuta e l'orecchio attento al minimo passo falso del mondo convenzionale, è rientrato tra le quinte in punta di piedi, con la stessa discrezione con la quale era apparso alla ribalta. La discrezione di un grande attore che è consapevole della parte affidatagli e dal testo e dal personaggio che interpreta. 

Prévert, miracolato dalla poesia, cantore popolare, pare abbia chiuso davvero l'arco della sua stagione patetica e violenta. Un poeta che è nato dalle rovine della guerra recente, con una voce amica e solidale, un poeta vissuto in "un cattivo tempo", e mai disposto a rinunciare alla felicità degli uomini.

 Nous avons perdu notre temps 
C'est un fait 
mais c'était un si mauvais temps 
Nous avoris avancé la pendule 
nous avons arraché les feuilles mortes du calendrier 
Mais nous n'avons pas sonné aux portes 
c'est un fait 
Nous avons seulement glissé sur la rampe de l'escalier... 

 

(Noi abbiamo perduto il nostro ternpo 
sì, è vero 
ma era un tempo così cattivo 
Noi abbiamo messo avanti la pendola 
noi abbiamo strappato le foglie morte del calendario 
Ma non abbiamo mai bussato alle porte
sì, è vero 
Noi siamo soltanto scivolati sulla rampa delle scale. )

NOTA BIOGRAFICA 

Jacques Prévert è nato a Neuilly-sur-Seine nel 1900 ed è morto nel 1977 a Parigi. Di sangue brettone, schivo, testardo, ribelle e sentimentale come i brettoni, conservò tale carattere nelle sue composizioni. Della sua vita si sa ben poco di preciso, eppure la sua presenza nel mondo culturale francese di questi ultimi settant'anni è senza dubbio ben viva. Non c'è francese, infatti, di buona cultura che non conosca l'anedottica prévertiana, magari ripassata al setaccio della fantasia. E' questo il destino di un ribelle eccessivamente riservato. La sua prima apparizione risale al lontano 1930 quando pubblicò Souvenirs de famille ou L'Ange gardechiourine nella rivista "Bifur." Da allora il giovane Prévert cominciò a farsi conoscere pubblicando su riviste, quali ' Commerce ", "Soutes " ecc., le sue poesie, accolte con un certo interesse - ma sempre con riserbo - dalla critica. Nel 1932 prese parte, come attore, ad alcune rappresentazioni del "Group d'Octobre" che aveva in cartellone una sua pièce, La Bataille de Fontenoy, che gli valse, nel 1933, il primo premio alle Olimpiadi internazionali del Teatro Operaio a Mosca. più tardi l'interesse dell'eclettico poeta francese si spostò nel campo del cinema. La sua fama crebbe a vista d'occhio quale soggettista e sceneggiatore di numerosi film, divenuti classici nella storia del cinema francese. Per la maggior parte affidati a Marcel Carné, - i suoi soggetti raccolsero consensi in ogni parte del mondo; ricordiamo: Drôle de drame (1937), Quai des brumes (1938), Le iour se lève (1939), Les Visiteurs du soir (1942), Les Enfants du Paradis e Jéricho (1945), Les Portes de la nuit (1946). E proprio quando si spegneva il suo successo cinematografico nasceva, e con una violenza inimmaginabile, quello letterario. E fu Paroles, il suo libro più famoso, a portarglielo. Prévert aveva 46 anni quando apparve la prima edizione; la raccolta dei versi era destinata ai pochi amici che da tempo giuravano sulla validità della sua opera, nota attraverso letture private o apparse su riviste e giornali letterari dal '30 in poi. Molte sue composizioni vennero rnusicate, soprattutto da Joseph Kosma, e ottennero un successo popolare incredibile.




permalink | inviato da il 1/6/2005 alle 21:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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